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Come sopravvivere al caldo

Racconti dalla mansarda

Quando ho comprato casa non era che uno schizzo su carta, ma me ne sono subito innamorata. Sia chiaro, nulla di eccezionale. Una semplice abitazione in un piccolo complesso residenziale nella provincia veronese, ma per me era il sogno di una vita.

Al tempo eravamo ancora in due e i bambini non erano che un modo per immaginare la nostra vita futura fra quelle mura. Poi sono arrivati e con loro è cambiato il nostro modo di pensare gli ambienti.

L’appartamento è disposto su due piani: la zona giorno nella parte inferiore, la zona notte in mansarda. Qui ci sono le due camere da letto e un bagno con doccia.

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In ogni stanza c’è una finestra per tetti, in bagno è di fatto l’unica fonte di luce naturale e di ricambio d’aria. La mansarda è a tutti gli effetti lo spazio del riposo perché i bambini preferiscono passare il loro tempo in nostra compagnia nell’area living.

Se sai cosa significa dormire in mansarda, sai anche che in estate le temperature sotto al tetto si fanno sentire. I coppi e le tegole accumulano tutto il calore del giorno e a meno che un bel temporale non faccia il miracolo, continuano a rilasciarlo di notte.

Quando ho costruito casa – e parlo di 10 anni fa, non di 50 – l’impresa aveva progettato un tetto in legno ventilato con travi a vista. Bello il legno, peccato che solo 4 cm di spessore isolante fossero tutt’altro che sufficienti a salvarci dal freddo in inverno e dal caldo in estate.

Volete sapere se ho installato un impianto di condizionamento in mansarda? Sì, dopo qualche anno ho ceduto. Quanto lo uso? Veramente poche volte.

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Al mattino prima di uscire, chiudo gli scuri e le tapparelle sulle finestre per tetti. Quando il sole finalmente tramonta e le temperature iniziano a scendere apro tutto e faccio girare l’aria. Abitando su una strada abbastanza trafficata non tengo aperte le finestre di notte per non essere continuamente disturbata dal rumore di auto e scooter smarmittati.

Però ho scoperto un trucco: lascio aperta l’aletta di ventilazione delle 3 finestre sul tetto e nel piano inferiore l’anta a ribalta di un paio di finestre con gli scuri accostati. Sembra niente e invece è la salvezza.

Pur essendo piccole aperture si crea inevitabilmente un minimo giro d’aria e solo quel movimento leggero regala la sensazione di respirare. Di fatto abbassa la temperatura di qualche grado.

Ho scoperto che questa cosa si chiama “effetto camino”. Nome a parte, salva molte delle nostre notti.

E il condizionatore? Ogni tanto lo accendo, quando proprio il caldo diventa insopportabile. Un’oretta prima di andare a letto, quel tanto che basta per togliere l’umidità e farci addormentare.  

 


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